La Megattera

la megatteraProprio bella la pillola della Megattera ! Mi ha ricordato il mare , le onde la schiuma e  tutto quello spumeggiare non mi incuteva  paura. Anzi mi ricordava un ritorno alle origini. I primi esseri pinnati che ne se uscivano dal mare e con l’evoluzione perdevano le pinne e acquistavano spine cactus e fantasia.
E  gli alti fari costieri che si proiettano nel cielo con la loro maestosita’ non sono forse immensi cactus luminosi senza spine ?
E la medusa cactiana non ti sembra l’anello che congiunge il mondo marino a quello terrestre ?.. un cactus che fluttua elegante nelle profondita’ salate dove la luce filtra e colora di mille allusioni l’immenso . la quiete. L’assenzo di peso. I sogni che puoi toccare e il reale che puoi sognare.

La Megattera poi che ci e’ cosi vicina e lontana. Cosi’ diversa e insieme’ affine a noi umani che comunichiamo con suoni strutturati come fa lei che musica il linguaggio. Non so tutto questo mare dove affonda le radici.  E se Jules Verne e Picard e Costeau avessero trovato dei cactus sottomarini negli abissi profondi .. cactus con luci proprie..che fanno da silenti totem a mostri marini ai calamari giganti e alle grandi melanzane subacque che gli ciondolano intorno in un silenzio surreale senza bolle ?

Non so …  forse.. tutte queste domande approno voragini che poi dovro’ colmare in qualche modo.. ma con che cosa ? Mi accontento allora della poesia cactiana della musica senza incasellare e senza far avvizzire nessuno e intanto vado avanti inventandomi una forza che sembra sfuggirmi…. A meno che .. A meno che attivo il super-cactus a orientamento magnetico mi mangio una manciata di spine e mi trasformo in Minnao-man e volo tra la realta’ e la fantasia, entro nelle case delle persone a cena, spengo le candeline delle torte di compleanno di persone sconosciute esco dalle finestrelle dei cessi mi butto in picchiata verso asfalti umidi di pioggia mi asciugo e mi presento sereno il giorno dopo a lavorare.. mentre nessun collega o cliente  immagina di me di te e dell’infinita forza minnica che puo’ sprigionare il piu’ umile dei cactus.